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DOPO BERLUSCONI
elezioni
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per il voto subito
Anche noi siamo per il voto subito

di Riccardo Cascioli
11-11-2011


“Votare subito, nell’interesse del paese. La Tecnoburocrazia al potere? No, grazie”. E’ questo il titolo della manifestazione che si svolgerà domani mattina, sabato 12 novembre, alle ore 11 al Teatro Manzoni di Milano. E’ organizzata da Giuliano Ferrara, Vittorio Feltri e Alessandro Sallusti, e anche noi ci saremo, in linea con quanto scritto in questo travagliato periodo.

Il governo dei tecnici va nella direzione opposta alla democrazia, a cominciare dal fatto che si insedia a capo del governo – e in diversi ministeri – chi non è mai stato eletto dal popolo. Non solo: la tecnocrazia è un progetto che viene da lontano – come dimostra l’articolo in primo piano di Marco Respinti – e ha come obiettivo l’esautoramento della politica. Siamo senz’altro d’accordo sul fatto che la classe politica attuale nel suo insieme è assai peggiore di quella della Prima Repubblica (anche i politici ereditati dalla Prima Repubblica sono peggiorati molto), ma la risposta non è certo nell’eliminazione della politica. Nelle democrazie avanzate quando un governo va in crisi, senza troppi drammi si va al voto, non si fanno ammucchiate né si ricorre a improbabili deus ex machina. Perché il giudizio sull’operato del governo spetta al popolo, non a delle ristrette élites che si arrogano il diritto di decidere per tutti. Ed è davvero curioso notare che a sostenere questa espropriazione del popolo siano proprio quelli che in questi anni si sono battuti per il ritorno delle preferenze nel sistema elettorale. A cosa serve dare la preferenza se poi tanto la legittimità di un governo sarà decisa altrove?

Non si capisce poi perché andare a votare “in queste condizioni” dovrebbe essere disastroso per il paese. E se per caso “queste condizioni” si ripetessero alla fine naturale della legislatura, cosa si farebbe, si sospenderebbero le elezioni fino a nuovo ordine?

E’ poi falsa l’idea che un governo tecnico sia sostanzialmente neutro, al di sopra delle parti. Benedetto XVI ha svelato perfettamente questa menzogna nell’enciclica Caritas in Veritate: anche il tecnico  - in questo caso l’economista o il finanziere – ha sempre una visione del mondo e dell’uomo che ne ispira le scelte. Prova ne è che gli stessi economisti hanno idee diverse sulla crisi e su come uscirne. Né “tecnico”, soprattutto in economia, vuol dire conoscenza esatta della materia: nessun economista aveva previsto la grave crisi dei mutui subprime negli Stati Uniti, che ha poi contagiato l’Europa. E nessun economista della Lehman Brothers aveva previsto il ciclone che stava per travolgerla. Per non parlare del premier in pectore Mario Monti, che tempo fa all'Infedele raccontava dello straordinario successo dell'Euro di cui la Grecia è l'esempio più evidente (clicca qui per il video). I tecnici non hanno alcun potere taumaturgico.

Inoltre, a rendere possibile un governo tecnico – oltre alle forti pressioni “invisibili” che tratteggia Robi Ronza in altro articolo - non è un sussulto di responsabilità del Parlamento, ma la sua miseria: come abbiamo già scritto, infatti, la nuova legge in materia, in caso di fine prematura della legislatura lascerebbe senza vitalizio ben 300 parlamentari di prima nomina, evidentemente pronti a indossare qualsiasi casacca pur di arrivare all’agognato 2013.

E ancora: un governo tecnico per sua natura sarebbe essenzialmente concentrato sull’economia, e lascerebbe in secondo piano le questioni che sono fondamentali per costruire il bene comune: la vita, la famiglia, l’emergenza educativa, come ha ricordato anche il cardinale Angelo Bagnasco a Todi al Forum delle associazioni cattoliche.

Oggi molti cattolici si schierano a favore del governissimo perché ritengono che questo si traduca in una approvazione nel corso di questa legislatura della Legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento (Dat) cui tengono tanto. A parte il fatto che, dal nostro punto di vista, questo è casomai un ulteriore motivo per andare al voto anticipato, crediamo proprio che si sbagli chi pensa che sia possibile avere facilmente il consenso della maggioranza su questa legge anche senza Berlusconi alla guida del governo. Alla fin fine era proprio il Cavaliere – vuoi per convinzione vuoi per opportunismo – a garantire la compattezza di Pdl e Lega sui temi bioetici. Senza di lui è molto più probabile che il disegno di legge resti nel cassetto o che venga ulteriormente peggiorato prima dell’approvazione.

E allora: andiamo a votare!


 
 
 
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