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MAGISTERO
Il Papa negli USA
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Benedetto XVI ai vescovi americani: «La Chiesa non può tacere»

di Massimo Introvigne
20-01-2012

 

Per chi vota la Chiesa negli Stati Uniti? In tempi di ferventi dibattiti elettorali fra candidati alla presidenza molti se lo chiedono. Ovviamente, la Chiesa non indica candidati ma principi. Come già in occasioni precedenti, Benedetto XVI non ha mancato di fare sentire la sua voce in un particolare momento politico, riflettendo sulle peculiarità dell’esperienza americana in occasione della visita ad Limina dei vescovi delle regioni pastorali IV-VI degli Stati Uniti d’America del 19 gennaio. E la voce del Papa è risuonata con particolare vigore.

Ricordando il suo viaggio apostolico del 2008, il Pontefice ha detto che «uno degli aspetti più memorabili della mia visita pastorale negli Stati Uniti è stata l’opportunità che mi ha offerto di riflettere sull’esperienza storica americana della libertà religiosa, e specificamente sulla relazione tra religione e cultura». Nel 2008, inserendosi in un dibattito storiografico sulla natura delle carte di fondazione della nazione americana - per alcune massoniche e sostanzialmente atee, per altri cristiane - Benedetto XVI aveva affermato che questi documenti non s’ispirano ad alcuna specifica confessione cristiana ma riconoscono sia un diritto naturale, sia che la garanzia ultima di questo diritto è Dio, autore della natura.

«Al cuore di ogni cultura, che lo si percepisca o no - ribadisce oggi il Pontefice - c’è un consenso sulla natura della realtà e sul bene morale, e quindi sulle condizioni perché l’umano possa fiorire. In America questo consenso, come si è tradotto nei documenti di fondazione della vostra nazione, si è fondato su una visione del mondo modellata non solo dalla fede ma dall’impegno verso certi principi etici derivati dalla natura e da Dio, autore della natura». Questo consenso, però, è oggi in pericolo. «Oggi questo consenso è stato eroso significativamente per l’azione di potenti nuove correnti culturali che sono non solo direttamente opposte agli insegnamenti morali fondamentali della tradizione ebraico-cristiana ma sempre più ostili al cristianesimo in quanto tale».

La Chiesa non deve ritrarsi di fronte a queste correnti. Non solo deve «a tempo opportuno e non opportuno proclamare un Vangelo che propone verità morali che non cambiano», ma - e qui emerge il diretto rilievo politico - deve anche ricordare che queste verità sono «la chiave per la felicità umana e la prosperità sociale». La lotta contro «le correnti culturali odierne che contengono elementi che ostacolano la proclamazione di queste verità, o riducendole nei limiti di una razionalità meramente scientifica o sopprimendole nel nome del potere politico di una maggioranza» non è solo una questione che riguarda la Chiesa, ma qualche cosa che concerne tutti i cittadini. Infatti, queste correnti «rappresentano una minaccia non solo alla fede cristiana, ma alla stessa umanità». L’intera società americana, cedendo a queste correnti, rischia una deriva totalitaria. «Quando una cultura cerca di sopprimere la dimensione del mistero ultimo e di chiudere le porte alla verità trascendente, inevitabilmente s’impoverisce e cade preda, come Papa Giovanni Paolo II [1920-2005] aveva visto così chiaramente, di letture riduzioniste e totalitarie della persona umana e della natura della società».

La Chiesa, dunque, non può tacere. Deve scendere in campo contro chi «promuove nozioni della libertà separata dalla verità morale». E la Chiesa parla a tutti, perché non parla «a partire da una fede cieca ma da una prospettiva razionale che collega il nostro impegno a costruire una società davvero giusta, umana e prospera alla nostra certezza ultima che l’universo possiede una logica interna accessibile alla ragione umana». A tutti, dunque, la Chiesa propone il diritto naturale, come il Papa aveva ricordato nel 2011 nel viaggio in Germania. «La difesa da parte della Chiesa di un ragionamento morale fondato sulla legge naturale parte dalla sua convinzione che questa legge non è una minaccia alla libertà umana, ma piuttosto un “linguaggio” che ci permette di capire noi stessi e la verità del nostro essere, e così di costruire un mondo più giusto e più umano. La Chiesa propone il suo insegnamento morale come un messaggio non di costrizione ma di liberazione, e come base per costruire un futuro sicuro».

Non si gridi all’ingerenza della Chiesa in questioni politiche. «La testimonianza della Chiesa è per sua natura pubblica; essa cerca di convincere proponendo argomenti razionali nella piazza pubblica. La legittima separazione tra Chiesa e Stato non può essere interpretata nel senso che la Chiesa dovrebbe tacere su certi temi, né che lo Stato dovrebbe astenersi dal confronto con la voce dei credenti quando sceglie quali valori daranno forma al futuro della nazione»
Dunque, per i cattolici americani, non è il momento di cedere alle tentazioni di ritirarsi dalla piazza pubblica o dal dibattito politico. Al contrario, «è obbligatorio che tutta la comunità cattolica degli Stati Uniti si renda conto del grave rischio per la testimonianza morale della Chiesa presentato da un secolarismo radicale che trova sempre maggiori espressioni nelle sfere politica e culturale. La gravità di questa minaccia dev’essere chiaramente compresa a tutti i livelli della vita ecclesiale». Facendo eco a un documento dei vescovi americani del 29 settembre 2011, di cui a suo tempo La Bussola Quotidiana ha dato conto, il Papa aggiunge che «destano particolare preoccupazione certi tentativi in corso di limitare la libertà più cara agli Americani, la libertà religiosa. Molti di voi hanno sottolineato che sono in corso sforzi organizzati per negare il diritto all’obiezione di coscienza a individui e istituzioni cattoliche che rifiutano di cooperare a pratiche intrinsecamente malvagie. Altri mi hanno parlato di una minacciosa tendenza a ridurre la libertà religiosa alla semplice libertà di culto», un tema che sta particolarmente a cuore a Benedetto XVI. La vera libertà religiosa non si limita a garantire la libertà di pregare, ma garantisce alla Chiesa la possibilità di essere presente sulla piazza pubblica e di dire la sua sul futuro delle nazioni.

I vescovi degli Stati Uniti, in verità, hanno parlato. Ora tocca ai laici. È necessario, secondo il Pontefice, che si manifesti «un laicato cattolico impegnato, colto e ben formato dotato di un forte senso critico rispetto alla cultura dominante e del coraggio di reagire a un secolarismo riduzionista che tenta di delegittimare la partecipazione della Chiesa al dibattito pubblico sui problemi che stanno determinando il futuro della società americana». La preparazione di una classe dirigente, afferma il Papa, è «una componente essenziale della nuova evangelizzazione».
Per chi ancora non avesse capito, il Papa invita i vescovi a «mantenere i contatti con i cattolici impegnati nella vita politica e ad aiutarli a comprendere la loro responsabilità personale di dare pubblica testimonianza della loro fede, specialmente sui grandi problemi morali del nostro tempo: rispetto per la vita come dono di Dio, protezione della dignità umana, promozione degli autentici diritti umani». Capire bene il messaggio del Concilio Ecumenico Vaticano II, ha aggiunto il Pontefice, significa affermare che «la giusta autonomia della sfera secolare deve anche tenere in considerazione la verità che non esiste un regno degli affari terreni che potrebbe essere sottratto al Creatore e alla sua sovranità».

L’America si trova di fronte a scelte decisive. Benedetto XVI si è augurato che si comprenda «la necessità di preservare un ordine civile con chiare radici nella tradizione ebraico-cristiana». La sfida è lanciata. La parola passa ora ai politici.
 


 
 
 
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