Il contenuto di questa pagina richiede una nuova versione di Adobe Flash Player.

Scarica Adobe Flash Player

 
   
home | chi siamo| sostienici | contatti | ATTUALITÁ | CULTURA | DOSSIER | RUBRICHE | EDITORIALI
Invia il link ad un amico Chiudi form
  * Campi obbligatori  
email destinatario *  
inviato da *  
     
PRISMA
apri pdf Quante illusioni sulla Cina
Quante illusioni sulla Cina

di Robi Ronza
04-02-2012


“Merkel convince Pechino/ La Cina pensa di sostenere l’euro”: così [l’altro ieri] lo scorso venerdì 3 febbraio titolava in prima pagina l’autorevole Corriere della Sera dando così autorevole conferma del fatto che la riduzione dei media al ruolo di ritrasmettitori acritici della “velina” che più svolazza nella giornata davvero non risparmia proprio più nessuno. Andandosi poi a leggere il servizio dell’inviato a Pechino per l’occasione (e chissà quanto avranno speso per mandarcelo) si leggeva infatti: “Per ora è solo una promessa. «La Cina – ha detto Wen Jiabao, seduto accanto alla tedesca Angela Merkel  -- valuterà come sostenere l’Europa»”. Ed è pronta a «studiare come sostenere il Fondo salva Stati, Efsf e il [futuro] Meccanismo Europeo di Stabilità”.

Ebbene non c’è bisogno di essere dei sinologi patentati, ma basta un minimo di conoscenza della materia per sapere che un cinese non ti dice mai apertamente “no” (sarebbe una scortesia imperdonabile) ma si rifugia in un cortese “ci penserò”, “studierò come fare” o altre risposte del genere.  Dunque la risposta della Cina ad Angela Merkel è stata un “no” su tutta la linea. Beninteso, il Corriere non è stato certo l’unico giornale o telegiornale italiano a riechieggiare compunto le “veline” dell’ufficio stampa della Cancelliera. Hanno fatto così anche tanti altri, il che la dice lunga sulla qualità della prima informazione che riceviamo ogni giorno anche a prescindere dalla mala fede o dalle eventuali pressioni dell’editore.


D’altra parte la Cina già da tempo ha chiarito la propria posizione riguardo al problema della crisi del debito sovrano di diversi Paesi europei, e quindi della crisi dell’euro. Pechino ha mandato a dire molto esplicitamente di non capire perché un Paese come la Cina, che ha un prodotto lordo pro capite annuo solo di quasi 4400 dollari, dovrebbe mobilitarsi per togliere le castagne dal fuoco all’Unione Europea il cui analogo procapite è 24.500 euro, tra l’altro a causa del basso reddito dei Paesi dell’Est, ma i cui membri maggiori e più sviluppati hanno un prodotto procapite pari da 6 a 8 volte quello cinese.

La Cina infatti -- giova ricordarlo al di là delle solite enfasi estemporanee -- è sì il Paese più popoloso del mondo ma, tanto per fare solo degli esempi europei, il suo tenore di vita procapite non raggiunge quello della Macedonia, ed è largamente inferiore a quello della Romania. E’ vero infatti che molte decine di milioni di cinesi hanno un reddito paragonabile a quello degli abitanti dei Paesi europei più sviluppati, ma non meno di 800 milioni continuano a vivere in condizioni uguali o peggiori di quelle dei contadini dell’Africa Nera o delle regioni più povere dell’America Latina.

Inoltre la Cina – che diversamente dall’India ha puntato a una crescita fondata non sul mercato interno bensì sull’esportazione di beni di consumo corrente – sta perciò subendo il contraccolpo della caduta dei consumi provocata dalla crisi in corso in Europa e negli Stati Uniti, che nel loro insieme costituiscono circa la metà dell’economia mondiale. Quindi ha anche i guai suoi; e tra le altre cose ha poi fatto sapere che comunque non muoverà un dito se l’Ue non le toglie l’embargo agli acquisti di armamenti in Europa, imposto nel 1989 a seguito della strage di piazza Tien-An-Men.


Il tentativo di Angela Merkel di andare a cercare in Cina le risorse, che la Germania non vuol mettere di tasca propria in difesa dell’euro, è insomma fallito. E sarebbe stato strano il contrario. A questo punto per quanto tempo ancora la Germania di Angela Merkel potrà opporsi a che la BCE emetta dei suoi buoni (bond) e assuma il ruolo di garante di ultima istanza dei titoli di debito pubblico in euro?

Ovvero, quanto riuscirebbe il suo governo a sopravvivere se la forza delle cose la costringesse a cedere su questo punto che è ormai divenuto la sua bandiera? E adesso che, dopo aver subito una sconfitta elettorale dopo l’altra in patria, è anche scesa in campo in Francia a sostegno della rielezione di  Sarkozy che cosa accadrà se questi non dovesse venire rieletto o anche soltanto ci riuscisse per il rotto della cuffia? In questo quadro le ormai imminenti elezioni presidenziali francesi potrebbero cambiare totalmente la situazione sulla scena dell’Unione Europea. Non conviene perciò al nostro governo muoversi su tale scena facendo come se Merkel e Sarkozy fossero stabili e incrollabili nel ruolo dominante che si sono ritagliati più per carenze altrui che per meriti propri.


robironza.wordpress.com


 
Ultimi articoli in Prisma
› Il male non è una malattia
› Scandalo Lega, tripudio ingiustificato
› Lo Stato, il grande predatore
› Lavoro, barricate criminali
› Togliamogli la Rai
› Vai alla rubrica
 
 
 
Tutti i dossier  
IL CASO ENZO BIANCHI
Un articolo critico di monsignor Antonio Livi sul priore della ComunitĂ  di Bose ha provocato una dura reazione del direttore del quotidiano Avvenire, e quindi un dibattito acceso con interventi del direttore di BQ, dello stesso Enzo Bianchi e ancora di Antonio Livi. In questo dossier tutti gli interventi, incluse le numerose lettere di solidarietĂ  a mosnignor Livi e a BQ.
Rubriche
LETTERE IN REDAZIONE
SolidarietĂ  e grazie ad Antonio Livi
Sul caso Enzo Bianchi e il dibattito innescato dall'articolo di monsignor Antonio Livi sulla Bussola Quotidiana, sono arrivate in redazione numerose lettere di solidarietà, di cui pubblichiamo una selezione.
CONTROVENTO
a cura di Riccardo Cascioli
Vacanze
Dopo il disastro della Costa Concordia, adesso anche la Costa Allegra alla deriva. Per l'estate...
APPROPRIAZIONE INDEBITA
“La comunità internazionale deve aiutarci a demarcare il confine tra Sudan e Sud Sudan” dice l’Arcivescovo di Juba
“La situazione non è tranquilla.
La popolazione è molto preoccupata per quello che sta accedendo al confine” dice all’Agenzia Fides mons. Paulino Lukudu Loro, arcivescovo di Juba, capitale del Sud Sudan. E il presidente del Nord Omar al Bashir risponde: "Nessun negoziato con questa gente (i dirigenti del sud, ndr). Con loro negoziamo solo con fucili e proiettili".
BRICIOLE DI APOLOGETICA
La forza di tacere
PRISMA
di Robi Ronza
Il male non è una malattia
Pazzo o sano di mente? Si può essere sani di mente e compiere stragi incomprensibili? Il caso giudiziario di Anders Breivik, l'uomo che in Norvegia lo scorso luglio massacrò 77 persone, sta alimentando un dibattito che mette in crisi la cultura dominante.
OCCHIO ALLA TV
L'uomo che incastrò la mafia
Trent’anni fa moriva Pio La Torre, ucciso dalla mafia in un agguato a Palermo. La sua storia è stata ripercorsa da Giovanni Minoli nell’ultima puntata di “La Storia siamo noi”. trasmissione i cui punti di forza sono l’approccio documentale e le testimonianze dirette dei protagonisti.
 
 
Pescati in rete
«Costituzione ungherese? Riconosce il ruolo importante della Chiesa sotto il Comunismo»
Tempi
Intervista al ricercatore ungherese
András Fejerdy, oggi a Roma per un convegno dedicato alla Chiesa nell'est europeo sotto
il regime. Dichiara a tempi.it: «Volevamo
una nuova Costituzione già dagli anni '90».
 
Siti partner
 
   
LA BUSSOLA QUOTIDIANA CON:
 
http://www.vittoriomessori.it   http://blog.ilgiornale.it/tornielli/   svipop   http://www.marcorespinti.org   http://antoniogiuliano.wordpress.com
   
 
Gli articoli sono coperti da Copyright
Sede Legale via B. Crespi 30/2
20159 Milano
P.IVA 02251390031

| mappa del sito |